Alla luce dell'esperienza e delle pubblicazioni scientifiche, dobbiamo chiederci se l’insegnamento e l'applicazione dei principi Fryette siano ancora attuali da un punto di vista teorico e siano rispondenti alle esigenze della pratica clinica.

All’inizio del 1900 l’ortopedico R.W. Lovett, studiando le scoliosi, giunse alla conclusione che i movimenti della colonna vertebrale avvenissero in maniera accoppiata, associando flessione laterale e rotazione (1).

Una decina di anni più tardi l’osteopata americano H.D. Fryette approfondì gli studi di Lovett sperimentando su manichini vertebrali e differenziando le dinamiche vertebrali a seconda che la colonna si trovasse in neutro, ovvero con le articolazioni zigoapofisarie non a contatto, o in flessione/estensione, ovvero con le articolazioni zigoapofisarie a contatto (2).
Si deve a Fred Mitchell la spiegazione dettagliata di quelli che presero poi il nome di principi di Fryette (3). Mitchell utilizzò questi principi per elaborare il suo metodo di valutazione e correzione osteopatica che prese il nome di sistema Muscle Energy e l'ampia diffusione dei principi di Fryette si ebbe proprio grazie al successo riscosso dal metodo Muscle Energy.
Una descrizione chiara ed esaustiva dei principi è reperibile nel testo di Audouard sul trattamento osteopatia della colonna vertebrale (4).
L’utilizzo della biomeccanica Fryette ha avuto grande diffusione a livello didattico sia negli Stati Uniti che in Europa. Il paese dove ha riscosso meno interesse è l’Inghilterra come testimoniato per esempio dagli scritti di Autori capo scuola come Stoddard e Hartmann (5,6).
Oggi, in virtù degli studi a disposizione e di parecchi anni di esperienza, dobbiamo chiederci…

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