Il Pentagono Strutturale è un insieme di 5 tecniche strutturali in stretta sinergia tra loro che permettono di ottenere ottimi risultati clinici e di operare anche situazioni difficili come, ad esempio, in caso di pazienti con ernie e stenosi. Possiamo allora utilizzare il Pentagono Strutturale per arricchire la nostra cassetta degli "attrezzi manuali" in sinergia all’approccio osteopatico.

Il pentagono strutturale

Ho definito Pentagono Strutturale un insieme di 5 tecniche strutturali in stretta sinergia tra loro che permettono di ottenere ottimi risultati clinici e di operare anche situazioni difficili come, ad esempio, in caso di pazienti con ernie e stenosi. Il pentagono strutturale comprende:

  • Tecnica Drop su specifico lettino
  • Tecnica Flexion-Distraction su specifico lettino
  • Stimolazione neuro-percussoria
  • Break Away di sblocco toracico
  • Fibrolisione

Fatta eccezione per la fibrolisione, le rimanenti 4 tecniche sono mutuate dalla chiropratica e ho avuto occasione di sperimentarle e apprenderle direttamente alla fonte.

Il mezzo non è la professione

Spesso si identifica il mezzo con la professione ma si tratta di un errore. Le manipolazioni HVLA, per esempio, sono utilizzate normalmente in chiropratica, osteopatia e medicina manuale ortopedica, quale mezzo d’intervento manuale comune ma nell’ambito di un costrutto filosofico e clinico differente.
Possiamo allora utilizzare il Pentagono Strutturale per arricchire la nostra cassetta degli "attrezzi manuali" in sinergia all’approccio osteopatico.
Alla base di qualsiasi intervento non deve mai venire a mancare il “modus operandi” che caratterizza la nostra professione: anamnesi, esame obiettivo, test ortopedici e neurologici, valutazione differenziale e eventuale rinvio medico, valutazione posturale e valutazione osteopatica specifica.

Drop

Il Drop è una tecnica a bassa ampiezza e alta velocità che normalmente non prevede cavitazione. Sfrutta speciali lettini a segmenti mobili…

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Alla luce degli attuali studi scientifici prossiamo ancora parlare di modello craniosacrale? Mi soffermerò in particolare sul "perno" dell'intero modello Sutherland, ovvero la possibilità di movimento della sincondrosi sfeno-basilare, analizzando le pubblicazioni scientifiche a riguardo che hanno messo in evidenza come la sincondrosi sfeno-basilare si ossifichi dopo l'adolescenza.

Introduzione

Parlerò in questo articolo di un argomento molto discusso sia in seno alla comunità osteopatica che a quella medica: l'osteopatia craniale secondo Sutherland.
Mi soffermerò in particolare sul "perno" dell'intero modello Sutherland, ovvero la possibilità di movimento della sincondrosi sfeno-basilare, analizzando le pubblicazioni scientifiche a riguardo.
Il quesito di fondo è: alla luce delle conoscenze attuali ha ancora senso proporre questo modello in ambito osteopatico?

Osservazioni storiche

W.G. Sutherland, allievo diretto di A.T. Still, iniziò a studiare l'osteopatia craniale intorno agli anni '30 del secolo scorso e, dopo una meticolosa sperimentazione, propose negli anni '40 il suo modello che ebbe fin dall'inizio critiche da parte della comunità osteopatica (1).
Sutherland iniziò ad insegnare al di fuori dall'ambito accademico, formando allievi americani che portarono avanti l'opera del "maestro" in maniera acritica, in una sorta di "linea di continuità", mentre l'osteopatia craniale riscuoteva nel contempo sempre maggior consenso tra gli osteopati del vecchio continente.
Grande input alla diffusione di questo approccio, anche al di fuori dell'ambito osteopatico (a lui si deve il termine cranio-sacrale), furono le pubblicazioni e i corsi dell'osteopata Upledger (2) che aprì la porta alla commercializzazione del craniale e al suo sdoganamento nell'ambito della new-age grazie all'introduzione del concetto somato-emozionale (p.e. 3,4).
In realtà lo stesso modello di Sutherland, come ci ricorda Tricot…

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Oggi si tende ad utilizzare il termine osteopatia viscerale come sinonimo dell’approccio Barral. In verità esistono altre possibilità d’intendere l’osteopatia viscerale e nella fattispecie, oltre all’approccio originale di fine 1800 del medico Glénard, possiamo citare il metodo fasciale di Finet e Willame, le tecniche circolatorie di Kuchera e il sistema dei riflessi di Chapman.

Introduzione

L’approccio viscerale è parte integrante dei programmi di formazione in osteopatia.
La diffusione dell’osteopatia viscerale si deve in primis, a partire dagli anni ’70, alle opere dell’osteopata francese Barral. Egli riprese la tradizione manipolativa di alcuni medici del 1800, come ad esempio Frantz Glénard (1848-1920) che lavorò sulla sfera epato-vascolare e intestinale elaborando tecniche palpatorie e correttive (2).
Oggi si tende ad utilizzare il termine osteopatia viscerale come sinonimo dell’approccio Barral ma in verità esistono altre possibilità d’intendere l’osteopatia viscerale. Nella fattispecie, oltre all’approccio Glénard possiamo citare il metodo fasciale di Finet e Willame, le tecniche circolatorie di Kuchera e il sistema dei riflessi di Chapman (3).

Rapido excursus dei principi Barral

Esistono tre tipologie di movimento viscerale: motricità, mobilità e motilità.

La motricità è lo spostamento passivo degli organi in seguito a movimento volontario dell’apparato locomotore: se inclino il tronco a destra gli organi sono compressi a destra e spinti a sinistra.

La mobilità è il movimento tra due organi o tra organi, parete viscerale e diaframma. E’ dovuta alla motricità o a fenomeni automatici: contrazione respiratoria diaframmatica, contrazione cardiaca, peristalsi.

Infine la motilità è un movimento intrinseco dell’organo, lento, di minima ampiezza e di natura embrionale.

Motricità, mobilità e automatismi provocano dei cambiamenti di posizione degli organi secondo assi e ampiezze definite empiricamente da Barral.…

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Alla luce dell'esperienza e delle pubblicazioni scientifiche, dobbiamo chiederci se l’insegnamento e l'applicazione dei principi Fryette siano ancora attuali da un punto di vista teorico e siano rispondenti alle esigenze della pratica clinica.

All’inizio del 1900 l’ortopedico R.W. Lovett, studiando le scoliosi, giunse alla conclusione che i movimenti della colonna vertebrale avvenissero in maniera accoppiata, associando flessione laterale e rotazione (1).

Una decina di anni più tardi l’osteopata americano H.D. Fryette approfondì gli studi di Lovett sperimentando su manichini vertebrali e differenziando le dinamiche vertebrali a seconda che la colonna si trovasse in neutro, ovvero con le articolazioni zigoapofisarie non a contatto, o in flessione/estensione, ovvero con le articolazioni zigoapofisarie a contatto (2).
Si deve a Fred Mitchell la spiegazione dettagliata di quelli che presero poi il nome di principi di Fryette (3). Mitchell utilizzò questi principi per elaborare il suo metodo di valutazione e correzione osteopatica che prese il nome di sistema Muscle Energy e l'ampia diffusione dei principi di Fryette si ebbe proprio grazie al successo riscosso dal metodo Muscle Energy.
Una descrizione chiara ed esaustiva dei principi è reperibile nel testo di Audouard sul trattamento osteopatia della colonna vertebrale (4).
L’utilizzo della biomeccanica Fryette ha avuto grande diffusione a livello didattico sia negli Stati Uniti che in Europa. Il paese dove ha riscosso meno interesse è l’Inghilterra come testimoniato per esempio dagli scritti di Autori capo scuola come Stoddard e Hartmann (5,6).
Oggi, in virtù degli studi a disposizione e di parecchi anni di esperienza, dobbiamo chiederci…

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