Nati per camminare e….per correre

L’uomo è in grado di correre per lunghe distanze a velocità che richiedono ai quadrupedi di passare dal galoppo al trotto, ma nel trottare gli animali non possono ansimare e mentre l’uomo raffredda il corpo grazie alla sudorazione gli animali necessitano appunto di ansimare per disperdere calore corporeo. Nessun mammifero possiede il sistema di termoregolazione umano, che grazie alle ghiandole sudoripare e all’assenza di pelo grosso può correre ad altissime temperature per più di due ore senza surriscaldarsi, come per esempio fanno i maratoneti. (Gli uomini in verità possiedono un pelo folto come quello di uno scimpanzé, ma molto meno spesso!). Siamo quindi perfettamente adattati a camminare e percorrere lunghe distanze, che nei moderni cacciatori raccoglitori arrivano a 14 km al giorno. Ma in questo stile di vita, che rispecchia probabilmente da vicino quello dei primi generi umani, oltre alla raccolta è inclusa anche la caccia e questa attività prevede l’alternarsi di camminata e corsa. Siamo quindi adattati anche alla corsa e in particolare a quella di resistenza.

[L’evoluzione ci spiega come ci dovremmo muovere e cosa mangiare]

Siamo nati per camminare, come ho introdotto nell’articolo precedente, e per la corsa di resistenza come argomento in questo nuovo scritto.
Ecco tutti gli adattamenti che ci rendono dei perfetti CORRIDORI DI RESISTENZA!

Introduzione

In articoli precedenti ho evidenziato come l’andatura bipede si sia sviluppata con grande probabilità a causa dei cambiamenti climatici che hanno spinto i primi ominini ad abbandonare la foresta pluviale, sempre meno ricca di frutta, per cercare nuovo cibo percorrendo lunghe distanze in spazio aperto.
La camminata a quattro zampe tipica dei nostri parenti ancestrali era piuttosto dispendiosa a livello energetico e per adattarsi a questa nuova necessità di spostamento si sono evoluti cambiamenti anatomici che hanno portato all’andatura a due zampe.

Fitness aerobica

Siamo quindi perfettamente adattati a camminare e percorrere lunghe distanze, che nei moderni cacciatori raccoglitori arrivano a 14 km al giorno. Ma in questo stile di vita, che rispecchia probabilmente da vicino quello dei primi generi umani, oltre alla raccolta è inclusa anche la caccia e questa attività prevede l’alternarsi di camminata e corsa. Siamo quindi adattati anche alla corsa e in particolare a quella di resistenza.

Sopratutto nel primo periodo, quando lo sviluppo tecnologico non aveva ancora portato all’invenzione di armi affilate ed efficaci, è presumibile che i primi cacciatori Homo ricorressero ad una “caccia di resistenza” ancora conosciuta ai nostri tempi dalle tribù che vivono con questo stile alimentare.
In pratica gli animali vengono braccati su lunghe distanze, con un alternarsi di camminata e corsa, fino a quando non sono esausti e divengono facile preda per i cacciatori.

Zebre e gnu sono molto più forti e rapide dell’uomo ma assai meno resistenti e non adattate a percorre lunghe distanze sotto al sole.
L’uomo è in grado di correre per lunghe distanze a velocità che richiedono ai quadrupedi di passare dal galoppo al trotto, ma nel trottare gli animali non possono ansimare e mentre l’uomo raffredda il corpo grazie alla sudorazione gli animali necessitano appunto di ansimare per disperdere calore corporeo.
Nessun mammifero possiede il sistema di termoregolazione umano, che grazie alle ghiandole sudoripare e all’assenza di pelo grosso può correre ad altissime temperature per più di due ore senza surriscaldarsi, come per esempio fanno i maratoneti. (Gli uomini in verità possiedono un pelo folto come quello di uno scimpanzé, ma molto meno spesso!).

Macchine da corsa

Oltre alla sudorazione le nostre innate capacità di corsa sono correlate ad altri adattamenti anatomici di resistenza. Qui sono descritti i più importanti.

  • Durante la corsa quando il piede tocca il suolo, anche, ginocchia e caviglie si flettono nella prima metà del passo e il centro di gravità si abbassa stirando muscoli e tendini degli arti inferiori. In questa fase di allungamento questi tessuti immagazzinano energia elastica che viene restituita nella successiva fase di spinta. Questo fa si che la corsa sia dispendiosa solo del 30-50% in più rispetto ad una camminata ad alta velocità.
    Siamo dotati di vere e proprie molle anatomiche, come l’arco plantare, non presente nei primati, e il tendine di Achille, che nelle scimmie è mediamente un centimetro contro i dieci centimetri dell’uomo e questo permette di rilasciare il 35% di energia meccanica accumulata, nella corsa ma non nel cammino.
  • Abbiamo un grande gluteo molto più grande e con un angolo di lavoro più aperto rispetto per esempio alle scimmie, che hanno ilei orientati sul piano sagittale. Il nostro voluminoso gluteo non assurge più al ruolo di spinta ma a quello di stabilizzazione del bacino, per non farlo cadere dal lato in sospensione e sopratutto per mantenere eretto il busto che altrimenti cadrebbe avanti ad ogni spinta degli arti inferiori.
  • Abbiamo tutta una serie di adattamenti che ci permettono di stabilizzare la testa durante la corsa. Provate a guardare una ragazza che corre con la coda di cavallo raccolta: la testa rimane diritta mentre la coda oscilla ampiamente formando un sorta di otto.
  • Dal momento che abbiamo un collo corto attaccato al centro della testa non possiamo oscillarlo come i quadrupedi per stabilizzare il corpo. Si sono allora sviluppati una serie di adattamenti che ci permettono ugualmente di mantenere lo sguardo fisso. Per esempio i canali semicircolari dell’orecchio, che funzionano come giroscopi, sono molto più grandi in proporzione rispetto a quelli degli animali. Questi canali sentono la velocità e la direzione con cui la testa si muove e attivano una risposta riflessa dei muscoli della nuca e di quella degli occhi al fine di controbilanciare ogni oscillazione.
  • Sempre in tal senso abbiamo sviluppato un legamento nucale davvero importante, assente nelle scimmie antropomorfe e negli australopitechi: ogni volta che il piede tocca a terra spalla e braccio tendono a cadere da quel lato mentre la testa si muove di sbalzo in avanti. Il robusto legamento nucale, che collega la testa al braccio, fa si che che il braccio che trazioni indietro la testa impendendone l’avanzamento.
  • Abbiamo alluci corti che stabilizzano il piede, vita sottile e spalle larghe e basse, in maniera che il torso possa avvitarsi indipendentemente dalla testa e dalle anche durante la corsa.
  • Infine, ma non ultimo, le fibre muscolari delle nostre gambe hanno mediamente una prevalenza di fibre rosse che favoriscono la corsa di resistenza.

Conclusioni

Come amo ripetere, lo studio dell’evoluzione ci spiega mirabilmente cosa siamo predisposti a fare fisiologicamente e come possiamo utilizzare queste informazioni per impostare attività motoria, riabilitativa e alimentazione nella maniera più adatta alle nostre necessità.

Fabio Perissinotti D.O.

 

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