Fascia e sport: una nuova biomeccanica fasciale

Normalmente viene insegnato che l’apparato locomotore è costituito da un sistema di leve costituite da ossa (segmenti rigidi) e fulcri (articolazioni), il cui movimento è sostenuto dal motore muscolare che genera una forza trasmessa alle ossa a mezzo dei tendini. La realtà è differente: i muscoli distribuiscono buona parte della forza di contrazione alle fasce.

Introduzione

Passeremo dal concetto muscolare a quello miofasciale e dalla biomeccanica “semplice” delle leve ad una biomeccanica non lineare e più sistemica.
Questo non vuol dire che la biomeccanica lineare non debba essere applicata alla motricità umana, ma che occorre tenere in considerazione anche altri punti di vista, soprattutto in certe condizioni sportive e riabilitative.

L’allenamento deve essere funzionale

In ambito sportivo è ormai assodata la necessità di esercizi funzionali alla prestazione specifica o, nel campo fitness, funzionali alla motricità umana stessa.
Le motivazioni di questo orientamento abbracciano il campo biomeccanico, neurofisiologico e metabolico, distinguibili didatticamente, ma nella pratica intimamente connessi, ovvero visti in ottica sistemica.
Ricordo che per sistema possiamo intendere “connessione di elementi in un tutto organico e funzionalmente unitario”, o ancora “insieme di elementi o sottosistemi interconnessi tra di loro o con l’ambiente esterno tramite reciproche relazioni, ma che si comporta come un tutt’uno, secondo proprie regole generali.
Questo concetto, con i dovuti adattamenti, è valido anche in campo riabilitativo e rieducativo: non rieduco il muscolo in sé, ma rieduco il sistema a: spingere, piegare, ruotare, ecc.

Ruolo della fascia nella motricità: il muscolo non è unità funzionale del movimento

La frase “intimamente connessi” del precedente paragrafo trova la sua miglior spiegazione dall’analisi dell’anatomia e della fisiologia della fascia.
Normalmente viene insegnato che l’apparato locomotore è costituito da un sistema di leve costituite da ossa (segmenti rigidi) e fulcri (articolazioni), il cui movimento è sostenuto dal motore muscolare che genera una forza trasmessa alle ossa a mezzo dei tendini. La realtà è differente: i muscoli distribuiscono buona parte della forza di contrazione alle fasce.
Questa forza è poi distribuita dalla fascia ai muscoli adiacenti, sinergici, antagonisti e fissatori e questa trasmissione può interessare anche le zone più lontane da quella apparentemente interessata.
Pensiamo ad esempio a due muscoli di grandissima potenza come il grande gluteo e il tensore della fascia lata: essi si inseriscono sulla fascia laterale (iliotibiale) e questo solido e fibroso involucro fasciale (fascia lata) influenza il quadricipite, il ginocchio e l’intera meccanica e fisiologia dell’arto inferiore (metabolismo e risposte neuromotorie comprese).
Non ha quindi senso ragionare in termini di funzionalità muscolare (e allenamento) del quadricipite, perché il muscolo non è unità funzionale del movimento. In realtà più unità motorie, distribuite in muscoli differenti mono e biarticolari, si contraggono in maniera coordinata all’interno di un sistema complesso e il cui algoritmo neuromotorio è difficile da definire.

Protagonista del movimento

Che la fascia svolga un ruolo da protagonista nel movimento è stato ad esempio dimostrato in vivo negli animali. Canguri, antilopi e cavalli, animali con prestazioni motorie eccezionali, devono buona parte della loro capacità balistica ad un vero e proprio “rinculo fasciale” nel corso del movimento.
Così correre velocemente, cambiare direzione, saltare, lanciare una pietra o sollevare un bilanciere non è solo una questione muscolare ma è un fattore strettamente correlato a come l’elasticità e la fisiologia fasciale sono in grado di sostenere i movimenti.

Aveva ragione Bernstein

Già negli anni ’30 del 1900 N.A. Bernstein, uno dei più grandi (e dimenticati) fisiologi del movimento, aveva stabilito che la prestazione motoria non era definita a priori da schemi di movimento ma il contributo periferico giocava un ruolo chiave. Oggi questo ruolo di coordinatore periferico potrebbe essere attribuito proprio alla fascia, non solo per le sue proprietà meccaniche ma anche perché sappiamo che questo “nuovo organo” è sede di un complesso sistema recettoriale in grado di influenzare, contrazione, metabolismo e fin anche dolore.

Conclusioni

Sappiamo che il muscolo non è l’unità funzionale del movimento e che la fascia gioca un ruolo fondamentale a livello meccanico, metabolico e neurofisiologico. Siamo passati da una visione analitica ad una sistemica e funzionale. La prossima domanda è: cosa succede quando insorgono problemi mio-fasciali? Quali sono le basi della fisiopatologia fasciale e come comportarsi in merito? Questo sarà il contenuto del prossimo articolo.

2 commenti

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