I raggi solari infatti sono in grado di modificare la struttura molecolare del DNA e i raggi UVB riducono i valori ematici dei gruppo vitaminico dei folati. Tuttavia i raggi ultravioletti sono fondamentali per la conversione della vitamina D. Ecco allora che nelle zone meno soleggiate la pelle è più chiara per permettere una maggior penetrazione di vitamina D, ma non così chiara da causare danni alla pelle. Viceversa chi abita zone equatoriali o tropicali ha la pelle più scura per difendere la pelle dal sole, ma non così scura da non permettere la sintesi di vitamina D.

Nulla in biologia ha senso se non alla luce dell'evoluzione"
(Theodosius Dobzhansky)

Ho più volte sostenuto come, citando la frase del noto biologo T. Dobzhansky, tutto debba essere visto sempre alla luce dell'evoluzione umana.
Quando si parla di alimentazione, di prevenzione, di esercizio fisico e di attività culturale il riferimento ai nostri progenitori è una bussola importante per inquadrare la questione e dare un'orientamento a ragionamenti che divengono altrimenti fini a se stessi.

Adattamenti genotipici

Gli adattamenti genotipici sono quelli legati alla selezione naturale e che codificano caratteri in grado di migliorare la fitness di individui e popolazioni in confronto all'ambiente. Si sviluppano in tempi relativamente lunghi rispetto a quelli fenotipici che possono invece verificarsi nel corso della vita.
Un ampio su tutti il colore della pelle, nero bianco, è un adattamento genotipico mentre l'abbronzatura è un adattamento fenotipico.

Tutti uguali e così diversi a partire dalla pelle

Il colore della pelle è uno dei più evidenti adattamenti genotipici che differenziano gli umani a seconda dell'ambiente, più o meno soleggiato, dove vivono. La sezione naturale ha favorito genotipi che codificano pigmentazioni cutanee in grado di rispondere meglio all'irraggiamento solare.
La maggior concentrazione della melanina, responsabile della pelle scura, permette di difendere meglio la l'organismo dall'azione dannosa dei raggi UVB in ambienti altamente irraggiati.
I raggi solari…

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L’uomo è in grado di correre per lunghe distanze a velocità che richiedono ai quadrupedi di passare dal galoppo al trotto, ma nel trottare gli animali non possono ansimare e mentre l’uomo raffredda il corpo grazie alla sudorazione gli animali necessitano appunto di ansimare per disperdere calore corporeo. Nessun mammifero possiede il sistema di termoregolazione umano, che grazie alle ghiandole sudoripare e all’assenza di pelo grosso può correre ad altissime temperature per più di due ore senza surriscaldarsi, come per esempio fanno i maratoneti. (Gli uomini in verità possiedono un pelo folto come quello di uno scimpanzé, ma molto meno spesso!). Siamo quindi perfettamente adattati a camminare e percorrere lunghe distanze, che nei moderni cacciatori raccoglitori arrivano a 14 km al giorno. Ma in questo stile di vita, che rispecchia probabilmente da vicino quello dei primi generi umani, oltre alla raccolta è inclusa anche la caccia e questa attività prevede l’alternarsi di camminata e corsa. Siamo quindi adattati anche alla corsa e in particolare a quella di resistenza.

[L'evoluzione ci spiega come ci dovremmo muovere e cosa mangiare]

Siamo nati per camminare, come ho introdotto nell'articolo precedente, e per la corsa di resistenza come argomento in questo nuovo scritto.
Ecco tutti gli adattamenti che ci rendono dei perfetti CORRIDORI DI RESISTENZA!

Introduzione

In articoli precedenti ho evidenziato come l’andatura bipede si sia sviluppata con grande probabilità a causa dei cambiamenti climatici che hanno spinto i primi ominini ad abbandonare la foresta pluviale, sempre meno ricca di frutta, per cercare nuovo cibo percorrendo lunghe distanze in spazio aperto.
La camminata a quattro zampe tipica dei nostri parenti ancestrali era piuttosto dispendiosa a livello energetico e per adattarsi a questa nuova necessità di spostamento si sono evoluti cambiamenti anatomici che hanno portato all’andatura a due zampe.

Fitness aerobica

Siamo quindi perfettamente adattati a camminare e percorrere lunghe distanze, che nei moderni cacciatori raccoglitori arrivano a 14 km al giorno. Ma in questo stile di vita, che rispecchia probabilmente da vicino quello dei primi generi umani, oltre alla raccolta è inclusa anche la caccia e questa attività prevede l’alternarsi di camminata e corsa. Siamo quindi adattati anche alla corsa e in particolare a quella di resistenza.

Sopratutto nel primo periodo, quando lo sviluppo tecnologico non aveva ancora portato all’invenzione di armi affilate ed efficaci, è presumibile che i primi…

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La presenza delle curve vertebrali non può essere riferita solo all'equazione R=N(2)+1 che ne definisce la capacità di resistenza al carico assiale. Uno sguardo all'evoluzione ci permette di comprendere che le curve spinali sono legate sopratutto all'ottimizzazione della deambulazione bipede alla pari di adattamenti al bacino e al piede.

Introduzione

In altri articoli ho già sottolineato l’importanza di guardare all’evoluzione per comprendere la funzione e l’importanza di alcune caratteristiche fisiche nel contesto preventivo, riabilitativo e rieducativo. Questo intervento sarà breve ma piuttosto significativo.

È noto che la colonna vertebrale nell’uomo presenta sul piano sagittale tre curve fisiologiche, due lordosi e una cifosi. La cifosi è primaria, presente alla nascita, mentre le lordosi sono adattative ovvero si sviluppano con il mantenimento del capo (lordosi cervicale) e la postura eretta grazie alla trazione esercitata dallo psoas durante il passo (lordosi lombare).

Un’equazione non basta…

Nei testi di chinesiologia si pone normalmente enfasi al fatto che queste curve siano funzionali ad aumentare la resistenza alle forze di pressione della colonna secondo la formula:

 

R = N2+1

 

Tradotto in Resistenza uguale Numero delle curve al quadrato più 1.

Appare subito chiaro che una colonna che presenta tre curve avrà una resistenza pari a 10, mentre la mancanza di una sola curva dimezza la resistenza a 5. Si tratta sicuramente di un’indicazione corretta, ma limitata, per spiegare la presenza delle curve spinali e ricorrere all’evoluzione permette di avere una visione più ampia.

L’uomo e la scimmia: bacino, piede e colonna

In ambito evolutivo si ritiene che l’uomo si sia evoluto da antenati “scimmieschi” comuni ai cugini gorilla e scimpanzè per distaccarsi tramite…

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